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sabato 30 ottobre 2010

TRIPPA ALLA MILANESE (secondi,frattaglie,lombardia)

Ieri sera ero sola a casa o meglio ero sola con i miei bimbi perchè mio marito non c’era e quindi immediatamente ne ho approffittato per cucinare una cosina  che a lui non piace per niente e ai bimbi l’alternativa è più solita presentarsi anche se tendo a far mangiar loro il più possibile di tutto....
Nel  mio frigorifero non mancano mai gli ingredienti dedicati a me soltanto ( io mangio tutto , loro no ) e quindi : il freddo c’era, la voglia c’era...vai con la trippa !
La ricetta arriva dritta dritta dai miei nonni materni , quella della nonna paterna ve la farò un’altra volta e quella che dei contadini bergamaschi ci facevano quando eravamo a casa sui monti un’altra volta ancora. Sono tre ricette veramente diverse e quindi suppongo ne esistano molte .

TRIPPA ALLA MILANESE ( secondi, lombardia )
Per 6 p
  • 1 kg trippa
  • 250 gr polpa di pomodoro
  • 100 gr di fagioli borlotti o bianchi di Spagna
  • 1 carota
  • 1 costa di sedano
  • 1 cipolla
  • qualche foglia di salvia
  • 50-60 gr di burro
  • brodo vegetale ( vedi ricetta dado vegetale)
  • parmiggiano reggiano
  • sale-pepe

Prima di tutto lessare i fagioli che la sera prima si erano messi in acqua; non portarli a cottura finale ma a circa 10’ spegnere e colarli.
In una casseruola far soffriggere nel burro la salvia con il trito si sedano,carota e cipolla.Quando saranno dorate aggiungere la trippa precedentemente lavata e tagliata a listarelle.
Fare asciugare l’acqua che si formerà  a fuoco vivace ma mescolando costantemente .
Aggiungere la polpa di pomodoro, sale e pepe; cuocere a fuoco lento per circa 2 ore , quando occorre aggiungere mescolini di brodo.
A 10’ dalla fine aggiungere i fagioli.
Servire bollente con una spolverata di grana.
















questa ricetta partecipa al contest


giovedì 28 ottobre 2010

PASSATO DI FUNGHI PORCINI ALLA LOMBARDA (primi,funghi,lombardia)


PASSATO DI FUNGHI PORCINI ALLA LOMBARDA ( primi, porcini ,lombardia )
Questo primo piatto  è un ricordo legato indissolubilmente al pranzo del Primo Gennaio sia che io fossi stata in casa sia che, più grandicella, avessi  festeggiato la notte fuori casa : il profumo che mi svegliava l’1 gennaio non era di caffè dei grandi o della colazione per me poichè  avevo sonno e mio papà quella mattina mi concedeva di dormire un po’di più ( ahimè....la mia sveglia suonava comunque al massimo alle 9,30 a qualsiasi età......ma questa è un’altra storia .....) ma dei preparativi per il pranzo.
Ci siedevamo al tavolo tutti, anche ospitati, e all’apertura del Concerto di Capodanno alla televisione come sottofondo, si aprivano le danze del pranzo con il mitico passato  di funghi porcini...
Ora sono decisamente autonoma nello scegliere l’ora della sveglia e cosa fare al primo gennaio  , mi capita di fare altro in cucina quel giorno ma il pensiero torna sempre sempre sempre a quel meraviglioso mattino .

Questa , che può essere definita  zuppa in realtà, può essere fatta anche con  funghi  diversi dai porcini quali per esempio gli champignos.


Per 6 p
  • ·         200 gr funghi porcini
  • ·         1 patata
  • ·         1 cipolla tritata
  • ·         1 cucchiaino di prezzemolo tritato
  • ·         1 cucchiaino concentrato di pomodoro
  • ·         50 gr burro
  • ·         qualche fogliolina di mentuccia e di salvia
  • ·         2 l brodo di verdura (vedi ricetta dado vegetale)
  • ·         sale
  • ·         fettine di pane
  • ·         parmiggiano grattuggiato
Pelare e tagliare la patata a cubetti.
In una casseruola soffriggere nel burro  , su fuoco moderato , la cipolla con il prezzemolo quindi unire il concentrato di pomodoro , la patata e le erbe fresche; cuocere 10’ circa.
Versare  nella casseruola il brodo caldo e quando riprende il bollore aggiungere i funghi a fettine; coprire e cuocere una mezzoretta .
Passare  il tutto.
La densità finale dipende molto da voi e da quanto tempo lasciate la minestra cuocere con il coperchio..




Questa ricetta partecipa al contest



martedì 26 ottobre 2010

DADO DI VERDURA CASALINGO (verdure,condimenti,usi e costumi sui cibi)

DADO DI VERDURA CASALINGO (verdure,usi e costumi sui cibi )

Prima della ricetta vorrei ricordarvi quanto il SALE MARINO INTEGRALE sia il migliore in assoluto per la nostra salute. Possiede prima di tutto  iodio “vivo” combinato in modo naturale al cristallo di sale e ben diverso dallo iodio presente nei sali “ad alto contenuto di iodio” , ne fa parte come complesso utile nell’insieme ,importante e di facile metabolizzazione . Contiene minerali che nel sale “normale” vengono eliminati o diminuiti drasticamente attraverso gli sbiancamenti : magnesio,potassio,ferro,manganese e fluoro il quale recentemente ,anche attraverso l’utilizzo di sale marino integrale , previene la carie dentale.

-Nota storica : che sia proprio per questi motivi che già all’epoca dei Romani esisteva il mercato nero del sale? Certo, era utilizzato anche nella conservazione dei cibi e al palato rendeva tutto più gradevole, ma io voglio pensare che , ai tempi in cui l’uomo si curava inconsapevolmente dalle malattie, anche il sale faceva la sua parte.

-Nota meno storica ma personale: durante la seconda guerra mondiale,sotto il regime, il sale era sottoposto a razionamento ; attraverso una Tessera Famiglia, ad ogni nucleo corrispondeva una certa quantità di sale a seconda del numero dei componenti . Ebbene una zia acquisita che abitava in cascina con i miei nonni,zii e papà, contrabbandava sale : viaggiava da Brescia fino a Milano ( e non con il treno e l’autobus , e perchè no magari sotto qualche bombardamento passeggero !! ) per acquistare e vendere sale al di fuori delle Tessere; c’era sale scuro ,quello per i più e sale bianco dedicato alle famiglie più agiate......
E noi diamo per scontato avere il sale nella dispensa !!!!!


Gli ingredienti di massima sono questi ma l’importante sono le quantità : tanto sale-tanta verdura.
  • 300 gr sale marino integrale
  • 300 gr carote
  • 300 gr cipolla
  • 3oo gr sedano
  • 1 zucchina
  • 1 mazzo di basilico
  • 1 ramo di rosmarino
  • 1 ramo di salvia
  • 2-3 cucchiai di olio extravergine

Frullare tutte le verdure nel robot da cucina quindi aggiungere il sale e continuare per altri 3-4 minuti, si formerà in superficie dell’acqua ; io la tengo altrimenti  basta lasciare riposare un po’ il composto e poi  con un mescolino raccoglierla ed eliminarla.
Travasare in un vaso a chiusura ermetica e porlo in frigorifero; per farlo durare mesi e mesi un’idea è congelarlo a cubetti come quello che si compra usando le forme del ghiaccio ( che userete solo per alimenti vari)

lunedì 25 ottobre 2010

CASA BARILLA (usi e costumi sui cibi)

Questa domenica  , 24 ottobre, a Milano , i  giardini del Castello Sforzesco hanno ospitato la manifestazione “ CASA BARILLA “  e come non curiosare ? Tempo fa mi sono iscritta a qualche seminario e puntualmente all’orario stabilito mi sono presentata.


















Costo 3 euro per l’ingresso e devo dire che con il senno di poi erano quasi pochi.....ovviamente subito mi ha colpito la lunga serie di primi piatti differenti offerti  gratuitamente , senza pause di attesa ,porzioni abbondanti e piatti solidi  , accompagnati da bottiglie d’ acqua a volontà ( naturale e gasata) e caffè diversi , tutto semplicemente chiedendo e basta.


Meraviglioso l’angolo dedicato ai bambini : intrattenimenti a tema e mani in pasta cioè farina -  acqua –mattarelli e via ad impastare !!
I miei tre seminari , “ricette per 2-i colori degli eventi speciali –le ricette  dello star bene” : pochi posti a sedere rispetto alla richiesta ma i cuochi ben catalizzano l’attenzione anche di chi sta in piedi ; ricette semplici devo ammettere ma qualche segretuccio lo si può carpire .

Dall’altra parte del salone c’è la gara, file di cucine fumanti acqua bollente : uomini e donne si cimentano a cucinare primi piatti con ingredienti a sorpresa offerti dalla Barilla, davanti a loro i giudici che nella prima fase sono altrettanto persone normali come me  ma che poi nella finale vengono sostituite dai cuochi professionisti, il tutto tra applausi e risate........










Tra i tanti personaggi ospitati da menzionare è stata la presenza di Sergio Masci ,scrittore ed esperto enogastronomico che ci ha coinvolto con notizie sull’organizzazione degli eventi, sulle mise en place e su ciò che rappresenta il galateo oggi.

Devo proprio dire che il pomeriggio è passato velocemente e piacevolmente, certo , mi sarebbe piaciuto entrare nei dettagli della cucina ma forse non era la sede più adatta per livelli più avanzati; unica pecca : i bagni , erano quelli “chimici”,all’aperto , nessun lavabo e senza distinzione tra maschi e femmine.......

sabato 23 ottobre 2010

RIS E ZUCA BARUCCA (primi,riso,zucca,lombardia)


RIS  E ZÜCA BARUCCA (risotto con zucca gialla )
Come, scusa ? con che cosa ? con la zucca gialla !
La zucca barucca è quella zucca che ha forma schiacciata e  scorza bitorzoluta e verdastra.
L’origine di questo nome potrebbe trovarsi nella lingua latina traducendo  verruca/foruncolo  , alcuni dialetti spagnoli dicono berrueca per intendere verruca/bitorzolo e sembra che lo stile Barocco arrivi proprio dal significato di irregolare ; eccola ....

Devo anticipare una cosa: questo piatto ha un sapore molto particolare, al limite del dolce. Assaggiatelo spesso mentre cuoce  e se vi sembra che manchi di sale non siete voi ,tranquilli.......

Per 2 p
  • ½ kg di zucca tagliata e fettine
  • 1 ½ di latte
  • 1 cipolla dorata tritata
  • 4 pugni ri riso Carnaroli
  • Burro
  • Grana padano
  • Sale-pepe
Fare rosolare nel burro la cipolla ,aggiungere la zucca, salare e impepare. Cuocere con attenzione a fuoco medio-basso e quando la zucca è simil poltiglia ( in milanese si dice impoltisciada ) versare il latte e il riso.
Lasciare cuocere e fare attenzione che non si asciughi troppo. Non mantecare.
Impiattare , molto grana in pentola  e pepe appena macinato nel piatto.

mercoledì 20 ottobre 2010

IL VINO NUOVO ANTICO (usi e costumi sui cibi)


NUOVI TERRITORI
Nuovo investimento per l'azienda di Sambuca: una tenuta in provincia di Messina per rilanciare il Nocera e la Doc Mamertino. "Sarà il rosso di Giulio Cesare". E Attilio Scienza sarà al lavoro anche per riscoprire gli antichi vitigni
I Planeta:
"Faremo un vino
a Capo Milazzo"
I Planeta fanno un altro passo avanti verso il periplo della Sicilia. Quella enologica s'intende. La bandiera dell'azienda sventolerà a Capo Milazzo, il bellissimo promontorio che si allunga sul mare Tirreno verso le Eolie. Siamo in provincia di Messina, un territorio enologico poco conosciuto, poco valorizzato su cui l'azienda nata a Sambuca ora vuole puntare molto per fare vini di qualità che ricordino il mare.
Un'altra espressione dell'infinita Sicilia da bere. Qui i Planeta hanno preso in affitto una tenuta di trenta ettari di cui nove destinati al vigneto. Per fare rossi col Mamertino che è anche una Doc da qualche anno e per produrre questo vino già citato da Plinio e bevuto - dicono gli storici del tempo - addirittura da Giulio Cesare. Alessio Planeta malcela la sodisfazione per l'obiettivo raggiunto, grazie a un accordo con la Fondazione Lucifero che oggi gestisce il terreno e i beni di un nobile che lasciò in eredità i suoi averi con lo scopo che i proventi venissero utilizzati per l'infanzia disagiata della zona di Milazzo."Per noi è la logica conclusione del tour siciliano in una zona con un potenziale straordinario sia per l'alto significato storico che per la peculiarità del territorio.
Capo Milazzo è una specie di altipiano che galleggia sul mare e dal punto di vista climatico è ventosa con una piovosità più alta rispetto al sud della Sicilia. Sembra più Ischia o l'Elba che la Siciia". E poi un concetto su cui Alessio Planeta insiste molto: "La crisi di cui tanto si parla non deve mai diventare crisi di idee ecco perché stiamo rilanciando con questo territorio". Per acquisire il terreno che resta di proprietà della Fondazione Lucifero c'è voluto oltre un anno di trattativa. Si farà una piccola cantina per circa 30 mila bottiglie, il vigneto oggi abbandonato sarà rimpiazzato da un nuovo vigneto che sarà esteso nove ettari circa. I lavori cominciano nel gennaio 2011, la prima vendemmia se tutto va bene nel 2015. Si farà Doc Mamertino, antichissimo vino che trova la sua principale espressione col Nocera, vitigno siciliano un po' dimenticato che oggi potrebbe assistere a una fase di rilancio. Ma c'è di più. "Il professore Attilio Scienza, agronomo di fama internazionale ha avviato un rapporto di collaborazione con noi - spiega Alessio Planeta - e tra gli obiettivi prefissati c'è anche quello di lavorare per riscoprire il vitigno con cui i romani producevano vino rosso in questa zona. Non si tratterebbe del Nocera ma di una varietà che appartiene alla famiglia dei nerelli. L'idea di fondo è di produrre un rosso marino, salino, che il più posibile ricordi le pecularità del territorio. Utilizzeremo anche i venti ettari di uliveto secolare che ricade nel territorio della Dop Valdemone per farne un extravergine". Il resto è storia. Ecco infatti cosa scrivono nella nota aziendale gli stessi Planeta. "Il Mamertino rappresentava il fiore all’occhiello della viticoltura siciliana nel periodo Romano insieme al Taormino, del quale è - forse - un omonimo. Mamertino, probabilmente da Marte, è il vino dei guerrieri ed è ritenuto tale per le sue caratteristiche peculiari. Strabone e Marziale raccontano di come il Mamertino rivaleggiasse con i migliori quattro vini di Italia e Giulio Cesare brindava alla festa per il suo Terzo Consolato con Mamertino e Falerno. Vale la pena ricordare come proprio Giulio Cesare  viene considerato come ‘il nume tutelare delle vigne’ perché le riteneva una maniera per legare l’uomo alla terra ed uno strumento di difesa militare, in quanto i viticoltori si opponevano aspramente contro gli invasori per salvaguardare i loro vigneti. Una volta sottomessa la Gallia, Giulio Cesare vi introduce la viticoltura…".

sabato 16 ottobre 2010

LINGUINE ALLA STROMBOLIANA (primi,Sicilia)

Sabato mattina ed ancora c'è il sole...ma quanto vorrei trovarmi ora,in questo momento, adesso, là...là dove io sento nell'aria odori che sembrano uscire dal terreno e dal mare , là  dove ogni volta che ci ritorno mi sembra di non essermi mai allontanata...parlo della Sicilia.


Guardo fuori dalla finestra e vedo loro, le isole eolie  .....guardo uno dei tanti fori del muro del castello e vedo piante di capperi, mi affaccio alla dispensa di mia suocera e vedo i pomodori "a scocca", cammino per il giardino e devo stare attenta ai fichi d'india che mi cadono ai piedi,  e....e....beh direi che potrei stare pagine a scrivere ma voi volete la ricetta......avete ragione,eccola. 


E' semplice , come molte ricette antiche ; ma vi immaginate anni e anni fa, un'isola come poteva essere foraggiata e con quale frequenza ? Molto meglio servirsi di quello che Lei stessa poteva dare , tra vento e sole.

E' una ricetta semplice  ma se seguita alla lettera scoprirete che state eseguendo gesti  che in ricette moderne dicono di non fare o quanto meno di eseguire in tempi diversi.
Ah ! Un'altra cosa che ho scoperto sulla mia pelle ( o meglio sulle mie papille gustative ) : gli ingredienti autoctoni hanno sapori inimitabili ......infatti lo spazio vuoto che volutamente io e mio marito lasciamo nella valigia o nel baule della macchina , al rientro si colma di cibo isolano.......

LINGUINE ALLA STROMBOLIANA
per 4 p

  • 400 gr linguine
  • 8-10 olive verdi intere in salamoia di finocchietto-aglio-peperoncino
  • 5 filetti di acciuga sotto sale
  • 2 spicchi di aglio
  • 2 cucchiai colmi di capperi sotto sale dissalati delle eolie
  • ½ bicchiere di Malvasia delle Eolie oppure meno di ½ bicch di Zibibbo
  • 2 peperoncini piccanti freschi
  • 2 o 3 pomodorini “a scocca” oppure pomodori perini tagliati a fette rotonde
  • Olio,sale

Mettere in olio l’aglio intero , le olive , i capperi , le acciughe  e i peperoncini tagliati; fare soffriggere a fuoco vivace quindi sfumare con la malvasia, abbassare il  più possibile e lasciare cuocere (attenzione che non attacchi ).

Mettere a bollire l’acqua della pasta e fare attenzione a non salarla troppo visto il condimento già saporito di suo e cuocere la pasta; un momento prima di colarla aggiungere al sugo i pomodorini “a scocca” schiacciati grossolanamente con le mani oppure i pomodori freschi a fette.
Versare la pasta scolata non troppo nella padella del sugo e girarla.
In teoria non andrebbe alcun formaggio ma nessuno vi vieta di aggiungere del pecorino al pepe.








giovedì 14 ottobre 2010

mercoledì 13 ottobre 2010

MESSICANI (secondo,maiale,verza,lombardia)

Questa è una ricetta che non è scritta nei miei reperti ( certo non escludo che si possa trovare in giro ) , è un ricordo tutto mio di quando la mia nonna e la mia mamma la eseguivano . Spetta a me scriverla aggiungendola agli elenchi centenari ....

MESSICANI (secondo,maiale,verza)

Per 6 involtini
·         6 foglie grandi di verza sbollentate
·         450 gr di carne di maiale tritata
·         1 uovo
·         2 bicchieri di polpa di pomodoro
·         1 manciata abbondante di grana padano
·         1 cipolla
·         3 cucchiai di pane tritato
·         Sale,noce moscata,olio
                
In una padella fare un soffritto con l’olio e la cipolla  quindi mettere la carne e farla cuocere ed asciugare ; travasare il composto in una insalatiera ed aggiungere prima il pane gratt poi il grana, l’uovo,sale e noce moscata, mescolare bene .
Nella stessa pentola di prima mettere un pochino di olio con lo spicchio di aglio e, quando sfrigola, versare la polpa del pomodoro.
Intanto mettere al centro delle foglie di verza precedentemente sbollentate ed asciugate  2 cucchiai o più del composto di carne ; chiudere prima i laterali poi arrotolare partendo dal margine con la foglia lasciando il costone della verza sotto. Legare a pacchettino gli involtini ed adagiarli nel pomodoro, aggiungere un bicchiere di acqua bollente e cuocere ½ h.


questa ricetta partecipa al contest 

lunedì 11 ottobre 2010

CHISÖLA DE MӒNTUA - Chisola di Mantova ( dolci,f.gialla,strutto,lombardia)

Ecco un dolce che è una scoperta, ingredienti poveri,aspetto semplice ma in bocca  sapore e consistenza davvero particolare..e poi è senza uova per chi ha dei problemi con questo alimento !


CHISÖLA DE MӒNTUA
Per teglia piccola
·         gr. 100 farina gialla (fioretto)
·         gr. 400 farina bianca
·         gr. 200 di strutto
·         gr. 160 di zucchero
·         1 limone scorza grattuggiata
·         1 bustina di lievito per dolci
·         sale
·         latte q.b.

Accendere il forno a 180° non ventilato.
Sul piano di lavoro mettere la farina bianca, al centro la farina gialla,lo zucchero,il lievito ,la scorza del limone e un pizzico di sale; mescolare il tutto ,  solo la parte secca.
Ora aggiungere lo strutto e  mescolare ; ci vorrà un pochino perchè dovrete aspettare che lo strutto sotto le vostre mani si sciolga e amalgami tutto .
Per  ottenere  un composto uniforme e solido  sarà necessario aggiungere pochissimo latte, mi raccomando pochissimo.
Ungere la teglia con lo strutto e basta e riempire con il composto picchiettando con i polpastrelli e lasciando il segno su tutta la superficie lasciandolo alto 1 ½ cm non meno.
Infornare e cuocere per 40’ ; sfornare e stare molto attenti ad estrarla dalla teglia perchè la componente che serve a compattare finchè è calda non svolge la sua funzione quindi potrebbe rompersi. La parte superiore apparirà scura e se volete potrete servirla capovolta come ho fatto io nella foto.
Una volta fredda apparirà dura ma vedrete che al morso l’interno sarà morbido. 



questa ricetta partecipa al contest 

venerdì 8 ottobre 2010

NIENTE RICETTA MA RISATE !!

Essendo Venerdì siamo un po' tutti più allegri , ci accingiamo al week-end con voglia di cucinare ricettine magari più articolate e quindi : allegriaaaa...........
Beh, io allora vi faccio fare due risate anche con questa 
BARZELLETTA MILANESE :  

C'è un vecchietto di Milano che va in vacanza in Inghilterra ...
Quando torna a casa, per prima cosa va al bar a trovare i suoi compagni di "bianchino" e quelli, si rivolgono a lui dicendo:“Ue,Giuan, alura? Me l'è 'ndada in Inghiltera? L'è bela?” Lui, piuttosto mesto risponde:“E, varda, per ess bela l'è propri bela!” “Ma l'è mpu' strana:I pulman, quei alt, ia ciamen bas, i stradun quei laarch ia ciamen strit,i cavai i ciamen ors, el frech el ciamen cold, i don ia ciamen uomen...Poi, giri l'angul, vedi na biunduna e la ma fa "LAV MI".“E ti ste fe’?" E  mi gu fa: "MA LAVES IN DE PER TI, VUNCIUNA D'UN’ INGLESA!"



Ovviamente niente contro l'Inghilterra eh ? Anzi, appena riusciamo ad organizzare io la mia piccola carovana correremo presto in quelle terre a ripercorrere le strade della gioventù di mio marito e alla ricerca di ingredienti nuovi !!!!

mercoledì 6 ottobre 2010

ZUPPA DI CEREALI,LEGUMI E PIEDINO DI MAIALE ( primo,cereali,legumi,maiale,lombardia)


ZUPPA DI LEGUMI E CEREALI CON PIEDINO DI MAIALE
Per 2-3 p

2 manciate di : 
Orzo
Farro decorticato
Lenticchie verdi decorticate
Lenticchie rosse decorticate
Fagioli
½ zampetto di maiale
Verza
Rosmarino
Salvia
Aglio
Cipolla dorata
Brodo
Olio,pepe
Crostini pane conditi

 Questa è una ricetta la cui origine non è chiara o meglio, so che era preparata dalle mie famiglie “nordiche” ma visto gli ingredienti suppongo si possa ritrovare in tutta Italia , ingrediente più ingrediente meno….
A seconda dei legumi e cereali che si acquistano , fare attenzione a:
-se acquistate l’orzo perlato sappiate che deve cuocere circa mezz’ora, quello decorticato  prima in ammollo 12 ore prima poi cotto 45 minuti ;
-le lenticchie essendo decorticate sono molto più buone se cotte direttamente senza ammollo ma per  2 ore ( ..e  in questa zuppa si va contro alla regola che andrebbero salate quasi all’ultimo, ! ) ;
-i fagioli in ammollo la sera prima e cuociono in 1 1/2 h ;
-il farro decorticato cuoce in 45’ anche senza ammollo.
Lessare in acqua salata lo zampetto di maiale, dalla bollitura almeno mezz’ora, poi con una forchetta controllare se necessita più tempo.
In una pentola mettere dell’olio sul fondo, lo spicchio d’aglio e la cipolla dorata finemente tritata; far soffriggere a fuoco basso . Aggiungere lo zampetto di maiale e far insaporire il condimento ( 15’ circa) quindi toglierlo e metterlo da parte.
Incorporare al soffritto i legumi e cereali, la salvia , il  rosmarino ( se vi danno fastidio poi rametti che si staccheranno avvolgerlo in una garza legata) e  la verza tagliata fine fine, fare “tostare” un pochino quindi coprire con del brodo già caldo . Cuocere e controllare comunque sempre il tempo.
Considerate che 15’ prima della fine cottura potete reinserire il piedino per poterlo mangiare caldo ed insaporito della zuppa; nessuno vi vieta di preparare la zuppa con ½ piedino di maiale a testa.
Nel frattempo preparare i crostini : tagliare il pane fresco a fettine di 1 cm di altezza e metterlo su una griglia ad abbrustolire, sfregarlo poco con dell’aglio e condirlo con olio e pepe; servire a parte.

domenica 3 ottobre 2010

CONIGLIO AL VINO BIANCO (lombardia,secondi,coniglio)


CONIGLIO AL VINO BIANCO
Per  6 p

  • Un coniglio intero
  • ½ cipolla grossa tritata
  • ½ l di vino bianco
  • 1 cucchiaio di prezzemolo tritato
  • Una spruzzata di ognuna di queste spezie ed erbe aromatiche ( fresche se possibile) :
-timo
-maggiorana
-noce moscata
-cannella
-finocchietto selvatico
-peperoncino

  • 70 gr burro
  • farina,sale,pepe

Tagliare a pezzi il coniglio e poi lavarlo sfregando bene dove le ossa si sono rotte per eliminare le schegge molto pericolose per i denti, asciugarli, infarinarli e farli soffriggere in una casseruola dove aveve fatto sciogliere il burro.
Aggiungere alla carne tutte le erbe e spezie,fare sfrigolare un pochino, unire poi  il prezzemolo e la cipolla, sale , pepe e cuocere una mezz’oretta.
Versare il vino bianco alzando la fiamma per far evaporare la parte alcolica ed asciugare un po’; incoperchiare ed abbassare la fiamma finchè sarà cotto.


venerdì 1 ottobre 2010

BÜSECA MATA (secondi,usi e costumi dei cibi,lombardia,uova)


Ieri sera ho cominciato ad avvertire i primi effetti dell’autunno che incalza e perciò davanti ai fornelli mi è venuto voglia di cucinare piatti che mi potevano riscaldare ( avrei voluto anche rovesciare sopra un tagliere della polenta fumante ma forse esageravo un pochino ! ) e allora "che preparo ?" 
Cominciamo piano piano  ….. da una bella trippa finta?

Nei tempi in cui tutto era costoso , persino le interiora degli animali , cosa si inventavano le massaie? Cibi somiglianti !! Ed ecco che questa ricetta emula , in versione ancora più povera, la famosa trippa attraverso l’uso delle semplici uova; esiste anche un’altra motivazione per la nascita di questo piatto : veniva cucinato come “piatto della vigilia” cioè quando per tradizione si doveva mangiare di “magro”.
Büsecca  è il nome milanese dato alla trippa , che altro non è che lo stomaco del bovino, ed è talmente una ricetta tipica , che i milanesi vengono scherzosamente chiamati “büsecun= busecconi=mangiatrippa”

BÜSECA MATA
Per 4 p

  • 6-8 uova
  • 100 gr  di grana padano grattuggiato
  • 1 cipolla
  • 35 gr di burro
  • 300 gr di passata di pomodoro
  • salvia,sale,pepe,olio per friggere.

Prima di tutto sbattere le uova con il formaggio, sale e pepe ; ungere una padella d’olio e fare delle frittatine sottili, posarle su carta assorbente e quindi ottenere delle striscioline di 1cm .
In una casseruola soffriggere il burro con la salvia e la cipolla tritata; aggiungere il pomodoro e far prendere il bollore ( con fuoco moderato ).
Aggiungere le listarelle di frittata e lasciare cuocere per 15’ , se dovesse asciugare allungare con del brodo di verdura.
Servire bollente e chi vuole con del grana padano sopra.